LIQUIDAZIONI MENTALI
venerdì, 10 luglio 2009
I mostri non hanno grandi occhi
non hanno denti aguzzi
non hanno orecchie a punta
ne code molto lunghe.
I mostri non ti seguono la notte
non si nascondono nel buio
non bramano il sangue
ne violano i sogni.

I mostri siamo noi.
Siamo noi.



Vorrei che le mie parole non avessero il suono dei pugnali. Vorrei non sbagliare le mille volte al giorno piu' una di riserva, che non si sa mai. Vorrei non avere la crudelta' di un capriccio a piedi pestati. Violentemente sul cuore di qualcuno. Vorrei non sentirmi in colpa di guardare il cielo ogni volta che alzo lo sguardo.

La bellezza e' altrove ed ovunque.

Vorrei fosse semplice dire le cose. Vorrei che gli unici filtri dai quali respiro fossero quelli delle sigarette. Vorrei non avere colori umilianti. Vorrei non distruggere tutto, ogni volta che ho ricostruito, da capo. Vorrei la sola colpa di essermi. Invisibile

La bellezza e' altrove ed ovunque.

zakaj?!
(peccato)
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giovedì, 09 luglio 2009
Ci si litiga le spine a furia d'innondarsi. Il docile crampo allo stomaco, trattenuto con la forza del non battere le ciglia. Che aspetti? mi dirai. L'evasione dalle prigioni incinte, ti rispondero' senza che nemmeno tu possa vedermi. Tutti quei tagli per rimanere primi in classifica, rotolamento dopo l'indigiesta sfuriata a pie' pagina. Ah, ma adesso ci siamo. Si accendono i fari, guarda. Beh, si. Adesso ci siamo. Ora parte l'ultimo stacchetto pubblicitario e poi, finalmente, torneremo tutti a casa, sazi di questa polenta insanguinata. Ce ne hanno messo del tempo, eh? Dici? In fondo sono solo poche ore di attesa, cosa vuoi che sia, abbiamo atteso infiniti anni, quel poco in piu' non cambiera' certo il corso degli attimi a venire. No, di certo, pero'. E smettila di lamentarti.
Prendi il tuo concime antibiotico ed andiamo. E' tardi. E' sempre troppo tardi.
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giovedì, 09 luglio 2009




oh, scusa, non volevo
giuro
non volevo innamorarmi.
non lo faro' piu'
prometto









zakaj.

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giovedì, 09 luglio 2009
...che l'amore vero sta nello shopping, quando trascino' tutta la classe all'inaugurazione del nuovo centro commerciale. Forse avrei preferito spendere quelle due ore di uscita libera (mica tanto libera, ma la prof di matematica non si presento' e noi ce ne infischiammo) in qualcos'altro, al tempo.

Ma la gente cambia. E per cambiare c'e' bisogno di un top bianco con scollatura indecente e ingenuissima gonna in seta indaco chiaro. Mamma butta in lavatrice, io faccio le valige.
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giovedì, 09 luglio 2009

L'unica cosa che non ho di passato
tu la scrivi come se fosse remoto.









Sulle pareti del mio cielo
a lato della scatola dei miei sogni
impegnati e vedrai, cio' che vuoi l'avrai!
un treno a vapore che trema tra diecidita
quando un perche' m'interroga ed apostrofa





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giovedì, 09 luglio 2009
(pet. luglio 2009)

Quando i fantasmi barattano i sogni intorno al tuo letto e si contendono quello migliore con grinfie invisibili. Un bicchiere d'acqua in cui immergi le dita e vedi annegare gli occhi, solamente.
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mercoledì, 08 luglio 2009
la pioggia e' solo il suicidio di una goccia, pensai.















Vorrei non sentire l'abisso della follia nel dirti ti amo oltre ogni me stessa.





*o verita' di un pensiero
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martedì, 07 luglio 2009
la pioggia e' solo il suicidio di una goccia, pensai.

le cose buone, dove stanno? me lo chiederesti senza rimproveri diecidita, lo so.

ho guardato uno sputo di ipocrita sputo nell'occhio in tv. lo chiamano memorial. mi fa pensare al minuto di silenzio che la capoclasse pretese di fare per le vittime delle torri gemelle. non mi alzai, continuai a scarabocchiare sul mio foglio invisibile. "alzati. e' vergognoso che tu ti opponga ad un simile gesto." la guardai negli occhi direttamente attraverso quei due pezzi di vetro che le facevano minuscole le pupille. "semmai e' vergognoso alzarsi solo per questo, prof. se veramente le importasse per le persone, se veramente provasse dolore e non lo facesse per perbenismo, allora non appoggerebbe mai piu' il suo culo su quella sedia. ne su nessun'altra." fece in tempo a cambiare colore quelle cinque volte prima di mandarmi fuori dall'aula. ero una studentessa terribile, lo ammetto. di taglienti parole e spesso sfacciata all'inverosimile. ma certe cose non le ho mai capite. non ci arrivo, le trovo distanti. in quel periodo avevo mollato la croce rossa, perche' non potevo sopportare che la gente che "lavorava" li' si preoccupasse piu' dell'impalcatura facciale che della vecchietta che non arrivava a fine mese.

non si tratta di gesti di carita'. ne di bonta' di cuore. non si tratta di essere buoni perche' bisogna fare del bene.

si tratta di essere umani.

ma l'umanita' non e' questo, ahime', diecidita. l'umanita' e' meschina e crudele.
lo so che ridi mentre leggi questo, pensando a come la prima volta ho preso una chiocciola e l'ho spostata sull'erba perche' le macchine non la schiacciassero. guardavi la naturalezza del gesto e quelle vetrine di cielo blu metallico mi sorrisero. tu sei buona, dicesti. non lo so come sono, diecidita. non mi direi buona, perche' sono umana. e so essere meschina e crudele. ma certe cose vanno oltre al mio piccolo razionale, sono le cose non pensate. fatte di getto.
inutile che te la racconti, vero? e non ridere, diecidita.

domani ti abbraccio. e non ne vedo l'ora. 
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martedì, 07 luglio 2009
stavo al buio di un'altalena, avevo appena urtato la macchina di mia nonna, tu avevi un passo silenzioso. cosa ci fece incontrare quella notte non saprei mai dirlo, eravamo ragazzini ed indispettiti dal nostro essere egocentrici ci fucilavamo a vicenda nella speranza di vedere chi mollasse per primo. la legge dei grandi numeri non ci apparteneva.

quanti ne contavamo? forse poco piu' della maggiore eta'. per poi scoprire che l'infanzia ci ha voluti complici anche molti anni prima. la prima risata, fu quella buona. continuo ad amare le tue infinite domande, le questioni su questioni di questioni. la velocita' con cui elabori, rincorri e ripercorri ogni attimo, ne fai preda e predatore la tua mente. adoro il suono di ogni parola, quando la tua mente non vuole un mio passivo annuire, ma una collaborazione, un confronto, quasi una guerra a furia di smontare pensiero e pensato. adoro i tuoi molteplici interessi, la continua ricerca, l'instancabile mettersi in gioco con se stessi. adoro il modo in cui ridi di me mentre osservo le tue mani illudermi di carte, - ancora, per favore - ma cosi' scopri il trucco - ma io non voglio scoprire il trucco, a me piace l'illusione - , suonare le corde o semplicemente il gesticolare che hai mentre vuoi avere ragione. quando non vuoi averne affatto.

mi chiedi il parere su questa o quella, ed allora io rido, te l'ho sempre detto, una per scopare te la trovi ovunque, ma non e' questo che sfamera' la tua testa. non sopporti la stupidita', non l'hai mai sofferta. il vuoto, il tutto dritto spianato. vuoi scalare i cervelli tu. e da quei verdi fari dal pallido del tuo viso m'interroghi sulle mie strade. sono sempre troppe le sigarette che fumiamo in compagnia, lo sai.

ma e' una buona compagnia

gibbaj, mona.

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martedì, 07 luglio 2009
La mia collega adora che ci sia un brusio di sottofondo mentre ci cimentiamo nelle innumerevoli peripezie cartacee che possiedono gli orari lavorativi post anno scolastico. Accende la radio e s'inciampa nelle notizie dell'una. Puntualmente in ritardo di un paio di minuti. Non do loro peso, conto le ore e mi chiedo se riusciro' mai venire a capo di tutta quell'inutile statistica. Rigorosi calcoli. Quattrocento miliardi di volte ed ogni volta, puntualmente, qualcosa non mi quadra.

Ma.

Ma.

Ma.

Fra un numero 75 ed una cancellatura, finisco quasi per fare un buco nel registro. Per la rabbia.

"Solenni funerali"

Dio mio, perdona se io non ci credo nemmeno vagamente alla tua esistenza.

"Solenni funerali"

Certo, non e' colpa della speaker, lei mette soltanto in pratica anni passati ad infilarsi le dita in bocca per sbloccare la mandibola e fare scioglilingua insulsi per imparare la pronuncia della e aperta.

"Solenni funerali"

L'odore dell'incenso che s'insinua dalle narici da qualche stanza del ricordo alla quale quelle parole hanno tolto i lucchetti.

"Solenni funerali"

Il petto che si sfoga premendo il diaframma quasi a spaccarlo in due, potesse. Mi appoggio all'ombra dell'albero 83/84 lungo i vialetti del cimitero di Cremona. Giro fra le dita il bottone che ho cercato nei cassetti, volevo fossi tu a cucire il mio vestito da sposa, prima di gettarlo li' dove mia madre "Non guardare in quel buco". Sento la pioggia che si unisce al lamento di mio padre diventato infante. Rido della mosca che pero' aveva il sapore dei lunghissimi capelli biondi di notti passate in due sul letto a crescere.

"Solenni funerali"

Cerco un'uscita da quello spazio. Premo l'inchiostro contro la carta, riportami alla realta', ti prego.

Esco di corsa a cercare la tempesta nel cielo, perche' quella dentro me e' troppo forte e non reggerei il peso di tutta quell'acqua. E fuori, fuori, cosi' tanta acqua. Forse, perche' viene da dentro di me, perche' se guardo l'orizzonte, li', splende il sole.


Che cazzo c'e' di solenne in un funerale di vite spente nelle fiamme? Che cazzo c'e' di solenne nelle parole vuote di autorita' (in)competenti che saranno come incudini sibilanti nelle orecchie di chi si e' visto bruciare padre, madre, moglie, marito, figli, sorelle, fratelli, amici, fidanzati, amanti? Che cazzo c'e' di solenne in grandi testate giornalistiche e notiziari di ultima e prima ora, quando le persone si sono viste bruciare tutto il contenuto della loro vita?

Dio mio, perdona se non credo nemmeno vagamente alla tua esistenza.
 

Questa solennita' se la possono mettere tutti nel culo. Possibilmente di traverso. Arpie e sciacalli che prosperano nel dolore della gente. Ma la coscienza, se non la decenza, se non la morale, dico, la coscienza dove cazzo la tenete? Per le occasioni d'elite? Per la festa di Capodanno quando donate il ricavato del vostro pasto a voi-non-saprete-mai-chi-e-tanto-chi-se-ne-frega? Altro giro di brandy, signori?

Ora tutti a cercare il colpevole. Oh, si, perche' questo riportera' le vite perse. Certo, appena voi acciuffate il povero operaio della Germania dei muri non ancora crollati, allora si, tutto torna a posto. Si, si. Proprio cosi'. Come con i vostri errori, no? Basta mettere in busta qualche pezzo di carta stampata a numeri e colori ed e' tutto a posto, no? Con tanto di strizzata d'occhio d'intesa.

Ma vaffanculo.



In these dark towns folk lie sleeping
as the heavy horses thunder by
to wake the dying city
with the living horseman's cry
At once the old hands quicken
bring pick and wisp and curry comb
thrill to the sound of all
the heavy horses coming home.

(Jethro Tull - Heavy Horses)
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