La mia collega adora che ci sia un brusio di sottofondo mentre ci cimentiamo nelle innumerevoli peripezie cartacee che possiedono gli orari lavorativi post anno scolastico. Accende la radio e s'inciampa nelle notizie dell'una. Puntualmente in ritardo di un paio di minuti. Non do loro peso, conto le ore e mi chiedo se riusciro' mai venire a capo di tutta quell'inutile statistica. Rigorosi calcoli. Quattrocento miliardi di volte ed ogni volta, puntualmente, qualcosa non mi quadra.
Ma.
Ma.
Ma.
Fra un numero 75 ed una cancellatura, finisco quasi per fare un buco nel registro. Per la rabbia.
"Solenni funerali"
Dio mio, perdona se io non ci credo nemmeno vagamente alla tua esistenza.
"Solenni funerali"
Certo, non e' colpa della speaker, lei mette soltanto in pratica anni passati ad infilarsi le dita in bocca per sbloccare la mandibola e fare scioglilingua insulsi per imparare la pronuncia della e aperta.
"Solenni funerali"
L'odore dell'incenso che s'insinua dalle narici da qualche stanza del ricordo alla quale quelle parole hanno tolto i lucchetti.
"Solenni funerali"
Il petto che si sfoga premendo il diaframma quasi a spaccarlo in due, potesse. Mi appoggio all'ombra dell'albero 83/84 lungo i vialetti del cimitero di Cremona. Giro fra le dita il bottone che ho cercato nei cassetti, volevo fossi tu a cucire il mio vestito da sposa, prima di gettarlo li' dove mia madre "Non guardare in quel buco". Sento la pioggia che si unisce al lamento di mio padre diventato infante. Rido della mosca che pero' aveva il sapore dei lunghissimi capelli biondi di notti passate in due sul letto a crescere.
"Solenni funerali"
Cerco un'uscita da quello spazio. Premo l'inchiostro contro la carta, riportami alla realta', ti prego.
Esco di corsa a cercare la tempesta nel cielo, perche' quella dentro me e' troppo forte e non reggerei il peso di tutta quell'acqua. E fuori, fuori, cosi' tanta acqua. Forse, perche' viene da dentro di me, perche' se guardo l'orizzonte, li', splende il sole.
Che cazzo c'e' di solenne in un funerale di vite spente nelle fiamme? Che cazzo c'e' di solenne nelle parole vuote di autorita' (in)competenti che saranno come incudini sibilanti nelle orecchie di chi si e' visto bruciare padre, madre, moglie, marito, figli, sorelle, fratelli, amici, fidanzati, amanti? Che cazzo c'e' di solenne in grandi testate giornalistiche e notiziari di ultima e prima ora, quando le persone si sono viste bruciare tutto il contenuto della loro vita?
Dio mio, perdona se non credo nemmeno vagamente alla tua esistenza.
Questa solennita' se la possono mettere tutti nel culo. Possibilmente di traverso. Arpie e sciacalli che prosperano nel dolore della gente. Ma la coscienza, se non la decenza, se non la morale, dico, la coscienza dove cazzo la tenete? Per le occasioni d'elite? Per la festa di Capodanno quando donate il ricavato del vostro pasto a voi-non-saprete-mai-chi-e-tanto-chi-se-ne-frega? Altro giro di brandy, signori?
Ora tutti a cercare il colpevole. Oh, si, perche' questo riportera' le vite perse. Certo, appena voi acciuffate il povero operaio della Germania dei muri non ancora crollati, allora si, tutto torna a posto. Si, si. Proprio cosi'. Come con i vostri errori, no? Basta mettere in busta qualche pezzo di carta stampata a numeri e colori ed e' tutto a posto, no? Con tanto di strizzata d'occhio d'intesa.
Ma vaffanculo.
In these dark towns folk lie sleeping
as the heavy horses thunder by
to wake the dying city
with the living horseman's cry
At once the old hands quicken
bring pick and wisp and curry comb
thrill to the sound of all
the heavy horses coming home.
(Jethro Tull - Heavy Horses)