LIQUIDAZIONI MENTALI
martedì, 24 novembre 2009
Sto svaligiando i ricordi.

Ma per una volta, sto ridendo come una matta di come una 17enne e un 23enne diventarono amici.

Bei tempi.



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lunedì, 23 novembre 2009
Le volte che immaginavamo il tutto, le volte che eravamo il nulla. Ricordo il pizzo nero appoggiato a terra. Non avrei saputo dirti se il passo sarebbe stato una contorsione del tempo, o se il tempo avesse contorto il passo a tal punto. Ti ho sognato, ma eri piccolo come poche altre volte. Un grembo di gracchianti parole. Ma ero felice di vederti. T'abbracciai. Fuori pioveva. Fuori piove ancora. La distanza e' poca cosa mi dico, in quell'angolo fanno dolci piemontesi e i libri saprei ancora elencarli tutti, come saprei riconoscere i passi del cane dietro alla siepe, dopo la mia ultima visita. Ultima visita. Non riesco nemmeno a ricordare l'ultima volta, eppure e da poco che ci sono stata. Da sola. Ma so i profumi che ci sono ora nell'aria, so come si trasformera' la piazza e so anche come gli allegri paesani mascherati da cittadini s'imporranno la passeggiata in tiro, come bambolotti sperduti in un paesaggio di fognature. So che i ponti si oltrepasseranno laddove l'acqua si scaglia per diffetto, portando un nome femminile e per errore di molti, un articolo maschile.

Eppure, penso alla volta che mi riversai sul pavimento per il dolore, un fiera in giostra e la bava un po' ovunque. Tu non c'eri ancora. Subentravi sempre dopo con le tue pretese da alchimista, stolto, a raccogliere le pietre di un sole che adoravi ad intermittenza, pretendendo che la luna avesse pure i capelli.
Ieri ti ho rivisto su una tela che nessuno dipingera' mai, mentre qualcosa sanguinava, mentre qualcosa si riversava lungo il tessuto scuro di uno schienale scomodo. Mi adagiavo nelle nebbie e non trovavo le strade, per due volte nella stessa serata ho trovato il nome di Lei davanti a me, strade bizzare mi dico, volevo solo tornare a casa. Ma era come se qualcosa dovesse riportarmi altrove. Menomale avevo lei da riportare al suo nido, altrimenti so che le avrei percorse. Piangendo, ma le avrei percorse. Me ne liberero' mai? Tu che non credi nel destino, uomo di pura razionalita', ed io che sono sempre stata fatalista, una che si nutre di favole e non si sopravvive mai. Mi chiedo quanto abbia valso urlarti. Mi chiedo quanto tu ci abbia creduto veramente. Quanto non siano state solo parole. Perche' ognuno ha le sue parole, per difendersi. Da chissa' cosa, poi. Mi chiedo quanto tempo. Mi chiedo troppe cose, quando ho tempo. Rivivo ogni volta l'estate che passai, dopo. La rivivo come se fosse un'unica immagine. E l'unica che io abbia. L'unica cosa che non ti perdonero' mai. Ma da che pulpito poi, mi dirai. E non posso che darti ragione. Nessuno ha intravisto cio' che di malato c'era. Nessuno voleva farlo, per quanto io mi ostini a ripeterlo, a chiunque. Sono sazia degli inni alla bonta'. Non ce n'e', non c'e' mai stata. Saprei vendermi per il solo sapore della carne e per due lividi sulle braccia. Ma si preferisce sempre immaginare, piuttosto che vedere.

Si va a puttane, a fare l'amore.
Perche' molto altrove, di amore non ce n'e'.

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lunedì, 23 novembre 2009
per domare le stelle
bisogna avere un sottomarino.


per domare l'influenza
un grosso cuscino.

sbam.
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domenica, 22 novembre 2009
Alla fine devo cedere al tuo sorriso.
Per tutte le volte che, un abbraccio.
O una carezza.

Quando tutte le parole giuste
non saranno mai abbastanza.

Quando tutte le parole sbagliate
saranno troppe.
Per tutte le volte che,
il bene che ti voglio.

Fagotto, no?


(pod belvo, pet, 21 novembre 2009)
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venerdì, 20 novembre 2009
D.: Mia madre ha detto che il mio compito era per il due - (ndr. il sufficiente)
D. puoi dire a tua madre di venire da me con il compito e le spiego perche' non ti ho dato la sufficienza. Come l'ho spiegato a te. Come l'ho spiegato a tutti. E' per quello che ripetiamo la valutazione la prossima settimana.


...

Amo quando i genitori fanno piu' danno che bene. Convinti che i loro amati figli siano il meglio del meglio, vengono spesso ad insegnarti cosa e come dovresti fare. A volte mi verrebbe da rispondere malissimo a questa gente, a far loro presente che se non sanno nemmeno scrivere la parola acqua a dieci anni, come fanno a pretendere che io dia loro una sufficienza. In base a cosa? La risposta che ne scaturisce sono citazioni di programmi ministeriali e pseudo interpretazioni delle leggi. Certo signora, so che per legge devo riconsegnare il compito in otto giorni. Ma lei sa che, per legge,
ha l'obbligo di educare suo figlio e di provvedere alla sua istruzione? Sa che i compiti vanno svolti, sa che l'occorrente va portato, sa che le giustificazioni devono pervenire entro il quinto giorno lavorativo dal ritorno di suo figlio a scuola, sa che le note vanno firmate, sa che bisogna studiare prima di un compito, sa che bisogna venire ogni tanto al colloquio e piuttosto che parlarmi dei suoi problemi personali, dei quali non me ne puo' fregare di meno, ascolterebbe cio' che ho da dirle sulle lacune di suo figlio? Ah, non lo sa. Bene, se vuole le faccio un disegno...
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